Italiano scritto

Intervista ad Alessandro Baldi,
a cura di Tommaso Raso

Raso. Sei lettore ministeriale all'università di Caracas. Come hai trovato la realtà venezuelana sotto il profilo dell'interesse per l'italiano?

Baldi. Il Lettorato d'Italiano presso l'Universidad Central de Venezuela e l'Universidad Simón Bolívar è stato istituito nel corso del 1999 ed ha cominciato ad operare l'8 febbraio 2000: a me è toccato l'onere e l'onore di organizzarlo e metterlo in funzionamento.

La situazione logistica e accademica che ho trovato in questi due Dipartimenti era molto diversa e non risentiva in egual modo della situazione economica e politica del Paese, e nemmeno di quella climatica... Per esempio, la gravissima alluvione del dicembre '99 ha provocato danni materiali ad una sezione staccata dell'Universidad Simón Bolívar non toccando l'Universidad Central de Venezuela; quest'ultima è più vicina al governo ed è più politicizzata, mentre la Simón Bolívar, specializzata dell'insegnamento delle discipline tecnico-scientifiche e considerata una delle migliori dell'America Latina, sta mantenendo una certa autonomia e sta evitando di concedere troppo spazio alla politica.

Il corpo docente nel suo insieme, specialmente dopo i fatti dell'aprile 2002 e la serrata di due mesi portata a termine alla fine di quello stesso anno, condivide l'insicurezza dei ceti medi e popolari, che sono i più penalizzati dalla perdita di potere acquisitivo di stipendi e salari. Anche gli studenti risentono della situazione politica, economica ed accademica e se ne osservano le conseguenze sulla loro preparazione complessiva. Sembra paradossale che si stia parlando di un paese ricco di materie prime e che per molti decenni ha vissuto un'inarrestabile espansione economica, vero?

Eppure qui ci si deve abituare a convivere con delle contraddizioni molto difficili da spiegare con criteri riduzionistici, ma che sfuggono anche a complessi criteri sistemici... Ti faccio un esempio che al tempo stesso dovrebbe soddisfare la seconda parte della tua domanda. Per strada si possono osservare i segni della presenza italiana e dell'affetto per l'italiano: è normale vedere delle insegne luminose in italiano genuino e delle altre che presentano disinvolti calchi, sovrapposizioni ed altri tipi di interferenze... Ad un orecchio attento, il venezuelano appare sia influenzato dal peculiare modo degli italofoni di pronunciare lo spagnolo sia carico di prestiti dall'italiano. Il "Decreto del Ministero dell'Educazione, della Cultura e dello Sport della Repubblica Bolivariana del Venezuela n. 235 del 31 maggio 2001" ha sancito innanzi tutto una situazione di forte presenza ed integrazione della lingua e della cultura italiana; ed ha sancito in secondo luogo che l'insegnamento della lingua e della cultura italiana faccia d'ora in poi parte del curricolo di migliaia di studenti italovenezuelani e che diventi dunque una materia decisiva per la valutazione finale. Il governo italiano, sensibile a questa realtà, ha appoggiato l'istituzione del lettorato, sostiene le scuole italovenezuelane, ha partecipato all'elaborazione del decreto 235 e ha finanziato vari cicli di aggiornamento e di certificazione delle conoscenze linguistiche.

Paradossalmente, a fronte di questi chiari segnali di interesse per la lingua italiana, il Dipartimento d'Italiano dell'Universidad Central de Venezuela, la più importante istituzione universitaria del Paese, che rilascia tre diplomi di laurea in italiano, traduzione ed interpretariato, vive una profonda e inarrestabile decadenza e non riesce a essere all'altezza della sfida che il Decreto ha lanciato a quanti hanno a cuore le sorti dell'italiano in questo Paese... Alla UCV ci si può laureare in lingua e cultura italiana, in traduzione ed in interpretariato, ma nessuno di questi titoli abilita all'insegnamento, dato che un laureato che volesse insegnare in una scuola pubblica dovrebbe ottenere l'abilitazione presso l'Instituto Pedagogico.

Raso. È possibile fare una stima del numero di studenti di italiano nel paese, magari differenziandoli tra università e altri gradi o istituzioni di insegnamento?

Baldi. Non è facile stimare il numero delle persone che si rivolgono alle scuole, alle università o ad altri centri di formazione per imparare l'italiano. In ogni caso una stima attendibile dovrebbe iniziare dal censimento degli studenti delle scuole che afferiscono alla ex L. 153/1971 - ora artt. 636, 637 e 638 del D.L.vo 297/94 - fatta per i connazionali emigrati, ma anche per gli alunni non italiani: negli anni 80 e 90 è aumentato il numero di questi ultimi e così ora si può parlare di diffusione della lingua e della cultura italiana e non solo di studio e conservazione della lingua materna.

Per area geografica si può stimare che nella regione di Maracaibo ci siano oggi 6.000 studenti d'italiano, mentre in quella di Caracas se ne può stimare l'esistenza di 11.000. Dei 17.000 studenti stimati circa 500 studiano l'italiano all'università; di questi circa 200 lo studiano come materia optativa, come integrazione del proprio curricolo, mentre i restanti 300 lo studiano nell'ambito di una preparazione specifica in italiano a livello universitario.

In questo ultimo caso, e solo alla UCV, il curricolo prevede due cicli di studio: uno comune di due anni ed un altro di tre anni diversificato secondo l'orientamento prescelto. Se lo studente aspira alla laurea in lingua e cultura italiana dopo cinque anni di corso dovrà presentare una tesi e, oltre ad un buon livello di conoscenza della lingua, gli verranno richieste buone conoscenze di storia, di geografia e di letteratura. Se invece aspira alla laurea in traduzione o in interpretariato, dopo aver frequentato corsi in cui verrà curato molto l'aspetto tecnico linguistico della traduzione e dell'interpretazione, anche simultanea, di qualsiasi tipo di testo scritto ed orale, dovrà portare a termine un praticantato presso uno studio di traduzione ed interpretariato oppure redigere una tesi per ottenere il diploma di laurea, oltre a dimostrare di possedere un adeguato livello di conoscenza della lingua italiana.

Raso. Potresti chiarire la portata di questi numeri facendo un paragone con le altre lingue importanti, come l'inglese, il francese o il tedesco?

Baldi. Sarebbe difficile paragonare i numeri relativi all'italiano con quelli relativi alle altre lingue, dato che l'inglese è l'unica lingua straniera che fa parte del curricolo obbligatorio negli ordini scolastici preuniversitari, a parte le ventisei scuole private italovenezuelane nelle quali è stato introdotto l'italiano come materia curriculare, ed è caldamente raccomandato come materia optativa all'università. In ogni caso credo che in Venezuela il numero delle persone che studia italiano sia inferiore solo a quello di chi che studia l'inglese.

Raso. L'emigrazione italiana in Venezuela è più recente di quella in altri paesi del Sudamerica. È ancora molto sentita l'italianità tra i discendenti?

Baldi. L'emigrazione italiana in Venezuela ha delle caratteristiche molto particolari e dipendenti dalla prosperità dell'economia che fino a pochi anni fa non consentiva di prevedere una crisi simile a quella che ora si sta vivendo. Fino al 1980 gli artigiani italiani che arrivavano avevano delle altissime possibilità di trasformarsi nel breve termine in prosperi imprenditori. Questo "emigrante di successo" non perdeva mai i contatti con la metropoli dato che le sue buone condizioni finanziarie rendevano possibili frequenti viaggi, a volte motivati dalla semplice necessità di acquisire beni che qui non si trovavano. In queste due ultime decadi non si è interrotto il flusso migratorio, ma l'ingresso nel Paese per motivi di lavoro è temporaneo e non sembra incrementare la colonia. Insomma, prima dello scatenarsi della crisi politico-economica dell'anno scorso, la comunità italiana in Venezuela poteva essere definita fiorente, stabile, organizzata, in contatto permanente con la metropoli e molto mobile.

Credo che il sentimento di italianità nasca e venga riempito di senso e di significato fuori dall'Italia, ma non si oppone al sentimento di "antitalianità" di quanti in patria nutrono forti critiche nei confronti dei costumi italiani, dei sistemi amministrativo e politico nostrani e guardano ad altri paesi come ad un modello da imitare. Molti dei connazionali, infatti, non dimenticano che tra le cause della loro partenza c'era la difficoltà di trovare un posto nel sistema economico italiano e quella di stabilire un rapporto dinamico con la burocrazia, difficoltà che la permanenza all'estero cristallizza definitivamente...

In tutti i casi se per italianità intendi l'importazione ed il consumo di prodotti italiani, la resistenza nel rinunciare a comportamenti tipicamente italiani, all'elezione periodica di italiche reginette di bellezza, devo dire che da questo punto di vista è un sentimento fortemente sentito. Se dovessi parlarti dell'italianità promossa dal Dipartimento d'Italiano della UCV e da altre istituzioni preposte alla ricerca ed alla produzione di cultura di qualità in italiano sarei obbligato ad assumere toni troppo polemici...

Non so..., forse di italianità autentica si potrebbe parlare nel caso del lavoro di alcune sezioni della Società Dante Alighieri, di qualche artista che agisce autonomamente o dei molti ragazzi che spontaneamente si iscrivono ai corsi d'italiano per imparare la lingua dei nonni. Inoltre ci sono moltissimi automobilisti che fregiano la targa della loro macchina con la bandiera italiana e molte persone si vestono con la maglietta della nazionale di calcio...

Certamente si può dire che la coscienza di provenire e di appartenere alla cultura di un paese diverso dal Venezuela è viva e coltivata tra i gli italiani resisenti e loro discendenti, a volte anche secondo modalità che potrebbero apparire eccessivamente conservatrici agli occhi di un italiano peninsulare...: decisamente non viene messa in secondo piano l'identità italiana rispetto a quella acquisita nel paese di arrivo; tieni però conto del fatto che sarebbe molto difficile definire l'identità del venezuelano, che è appunto fatta dall'emigrazione europea e dall'influenza del modello statunitense.

Raso. Lo studio della lingua italiana è particolarmente legato alle origini italiane oppure, come accade in Brasile, si è ormai affrancato dal legame etnico?

Baldi. Da quanto ti ho già detto è facile inferire che lo studio dell'italiano non riguarda solo i membri di una comunità ricca e ben integrata, ma anche tutti quelli che entrano in contatto con essa sia dal punto di vista economico che affettivo. Credo che in pochi paesi sia stato recepito lo spirito della ex Legge 153/1971 - ora artt. 636, 637 e 638 del D.L.vo 297/94 - e si stia cercando di dargli piena attuazione come in Venezuela, e questa legge è stata elaborata non solo per i connazionali emigrati e per i loro familiari, ma anche per i non italofoni interessati a ricevere una formazione in lingua italiana ed un'educazione secondo i valori e la didattica di tradizione italiana. La disponibilità dimostrata a livello governativo e che si è concretizzata in accordi bilaterali e nel "Decreto del Ministero dell'Educazione, della Cultura e dello Sport della Repubblica Bolivariana del Venezuela n. 235 del 31 maggio 2001" è una conseguenza diretta della grande accettazione ed integrazione sociale e culturale degli italiani, della lingua che parlano e della cultura che questa veicola.

Questa Risoluzione riguarda circa 26 scuole italovenezuelane sparpagliate in tutto il Paese, dove offrono corsi a partire dalla scuola materna per giungere fino al diploma di scuola media superiore. La loro origine è la più varia: dalla maestra fondatrice, moglie di un costruttore che aiuta la moglie nella sua impresa, ad una vera e propria emigrazione intellettuale. In tutti i casi l'organizzazione è simile a quella di un collegio senza internato.

Per una famiglia venezuelana senza legami di alcun tipo con l'Italia, la scelta di iscrivere un figlio ad una scuola italiana dipende da vari fattori: l'appartenenza al ceto medio - composta per quasi la metà da italiani o discendenti italiani -; la certezza di buoni risultati che garantiscono in funzione dell'ingresso nelle migliori Università del Paese. Ciò si comprende meglio considerando che in Venezuela la scuola statale è tra le più carenti del Sud America e le famiglie che possono farlo si rivolgono alla scuola privata per la formazione dei figli. In tutto il Paese le scuole dove si insegna l'italiano sono riconosciute tra le migliori: a Caracas sono addirittura otto e sono considerate abbastanza buone.

In ogni caso, credo che, mentre sarebbe difficile misurare fino a che punto la lingua italiana si è affrancata dal legame etnico, sarebbe più produttivo cercare di capire attraverso quali meccanismi di inclusione affettiva gli italofoni prestano al venezuelano termini e costruzioni sintattiche... Comunque lo studio dell'italiano è legato alle origini italiane di uno dei genitori, dei nonni, dei suoceri, del vicino o dell'amico d'infanzia...

Raso. Voi avete organizzato un convegno per metà luglio 2003. Cosa vi proponete con questo convegno?

Baldi. Mi rendo conto che nelle risposte che ti ho dato finora non ho mai toccato il problema della frammentazione delle iniziative e delle attività che hanno qualche relazione con la lingua e la cultura italiana. Sarebbe lungo considerarne criticamente le ragioni e soprattutto non sarebbe utile per superare tale stato di cose, visto e considerato che a qualcuno la frammentazione fa comodo... Chiunque in Venezuela si è preoccupato di organizzare, finanziare e gestire qualche attività culturale connessa ai bisogni degli italiani, lo ha fatto curandone la parte economica, spesso approfittando della mancanza di criteri, di capacità e di volontà di valutare la reale qualità del prodotto offerto. Tutto questo ha contribuito a sviluppare la produzione di fatti culturali ed artistici di buon successo commerciale ma, soprattutto negli ultimi anni, non ha promosso allo stesso modo la ricerca e le produzioni di qualità.

Il mondo dell'insegnamento dell'italiano non sfugge a questa realtà e forse la causa della frammentazione è da cercare nel fatto che le scuole dove si insegna italiano sono delle imprese commerciali e, sul progetto di uniformare su livelli di qualità alti lo standard dell'offerta didattica, prevalgono altri interessi. Per quanto riguarda il mondo accademico legato all'italiano c'è da dire, salvo rari casi, che si osserva la rinuncia ai propri compiti di ricerca e di sperimentazione.

La situazione appare tanto complicata che si è reso improcrastinabile un incontro congressuale per portare a termine un inventario delle risorse umane e conoscitive in vista della promozione di una ripresa. Da parte italiana, come ho già detto, sono venute concrete iniziative, e l'organizzazione del "Primo Incontro degli Italianisti Venezuelani" vuole essere una risposta positiva da parte di quella esigua ma agguerrita parte degli italianisti sensibili agli stimoli ricevuti in questi anni.

Da un punto di vista storico ed organizzativo l'incontro è il momento conclusivo del "Progetto di Cooperazione Interuniversitaria" che ho lanciato nel 2000 subito dopo il mio arrivo a Caracas. Le caratteristiche ed i risultati del Progetto sono registrati nel sito Ameritalia (http://www.dst.usb.ve/ameritalia/) che è al tempo stesso strumento di lavoro didattico, rivista specializzata di aggiornamento ed archivio. Una delle conclusioni a cui si è giunti nell'ambito del Progetto è relativa alla necessità di fondare una associazione di italianisti: l'esigenza è stata recepita dagli organizzatori del Primo Incontro, nel corso del quale verrà convocata l'Assemblea costitutiva dell'Associazione degli Italianisti Venezuelani.

Questo congresso costituirà l'opportunità che gli italianisti locali aspettavano da anni per ascoltare le relazione degli invitati italiani, per contarsi, per presentare il risultato delle proprie ricerche e per conoscere il risultato delle ricerche dei colleghi. Posso anche dire che gli italianisti venezuelani si aspettano una maggior attenzione da parte degli specialisti metropolitani e che sono molto grati a quanti, in occasione del primo incontro nazionale, hanno già dimostrato il loro interesse.

Raso. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate?

Baldi. Le difficoltà che si devono superare per riuscire ad avvicinarsi agli obiettivi stabiliti nella programmazione di educazione linguistica in italiano lingua straniera si moltiplicano esponenzialmente in una situazione di crisi economica, sociale e politica.

In ambito universitario riguardano la difficoltà di mantenere rapporti di scambio interuniversitario con gli atenei metropolitani. Ne consegue una sclerotizzazione dei metodi e degli atteggiamenti dei docenti su schemi obsoleti, dogmatici ed autoritari. È dunque necessario rilanciare il ruolo fondamentale dell'Università locale nella formazione di una nuova leva di insegnanti; nella formazione in servizio degli insegnanti già operanti sul territorio e sottolineare il ruolo che le Università italiane, le Istituzioni di ricerca linguistica e quelle di divulgazione della lingua e della cultura italiana all'estero possono svolgere favorendo la circolazione di testi scientifici d'aggiornamento, favorendo l'organizzazione di scambi, di corsi di formazione e offrendo consulenze.

Un altro problema riguarda la promozione e l'alimentazione di rapporti tra i Dipartimenti di Italiano delle diverse Università venezuelane, tra questi e gli omologhi Dipartimenti che nel mondo si occupano dello studio e dell'insegnamento della lingua e della cultura italiana, per creare un sistema di scambio di informazioni in grado di favorire una capillare e mirata azione didattica, di aggiornamento, di ricerca e di divulgazione.

Dunque, il problema principale che l'incontro si propone di affrontare frontalmente riguarda la promozione di rapporti di cooperazione e di scambio tra gli insegnanti di italiano delle scuole interessate dal Decreto n. 235 del 31 maggio 2001 per integrare i corsi di formazione in servizio che si sono tenuti a Caracas, attraverso l'esposizione di problemi comuni, la proposta di ipotesi di ricerca da sviluppare all'interno di un laboratorio permanente che sarà il primo obiettivo che si prefiggerà di ragiungere la costituenda Associazione degli Italianisti Venezuelani.

Raso. Com'è il sostegno delle istituzioni italiane alla diffusione della lingua in Venezuela?

Baldi. Per quanto riguarda l'ultimo quinquennio il sostegno delle Istituzioni italiane appare organico, ben pianificato e ben distribuito nel tempo. Come in tutti i casi in cui si realizza un intervento istituzionale ben riuscito tecnicamente, anche qui rimane aperto il problema del controllo della qualità e della trasparenza dell'intervento che si articola in contributi finanziari alle scuole italovenezuelane, in corsi di aggiornamento affidati alle Università di Siena, Venezia ed allo IARD. Per quanto mi riguarda, riconosco con soddisfazione che, a parte l'istituzione del lettorato, che di per se stesso implica un grosso impegno non solo a livello ministeriale, ma anche di Ambasciata, ogni volta che ho richiesto l'aiuto del Ministero mi è stato dato: in varie occasioni ho ottenuto importanti forniture di libri, mi è stato affidato un computer portatile ed ora ho ottenuto in dotazione un proiettore di videate per poter integrare la lavagna tradizionale con una lavagna elettronica ed il quaderno cartaceo con un dischetto.

Raso. Quanto incide il momento particolare che il paese sta vivendo sul vostro lavoro?

Baldi. Il momento politico che vive il Venezuela è estremamente stimolante e dinamico: non passa giorno che non succeda qualcosa d'importante che ha immediate conseguenze sulla vita quotidiana. Ovviamente la situazione di fluidità economica, sociale e politica ha una inevitabile e sensibile ricaduta sul piano della realtà culturale e sanitaria. I cambiamenti che qui si stanno vivendo sono rivoluzionari e sono pertanto di natura sperimentale: vengono introdotti per la prima volta in situazioni estremamente peculiari e nella maggior parte dei casi non si può ricorrere ad esempi storici per prevedere le conseguenze dell'introduzione del cambiamento ed operare aggiustamenti preventivi.

Sul versante della politica educativa si sta cercando di penetrare capillarmente il territorio e garantire l'istruzione primaria al maggior numero di cittadini, compresi quelli appartenenti ai numerosi gruppi etnici venezuelani. Si sta lavorando parecchio per ridurre l'elevata mortalità scolastica in tutti gli ordini ed i gradi del sistema scolastico ed universitario, ed al tempo stesso si sta cercando di ripristinare il sistema delle scuole professionali che negli anni della grande espansione economica era decaduto. Anche nell'Università si sta cercando di operare una profonda riforma, ma, come è facile immaginare, a questo livello le resistenze che si incontrano sembrano proprio insormontabili... Un esempio per cercare di capire: se si considera che all'università il rapporto tra personale docente e non docente è di uno a quattro e gli investimenti relativi all'attività didattica e a quella di ricerca dipende dagli interessi e dalla disponibilità della maggioranza dei lavoratori universitari e dalla volontà dei partiti a cui appartengono, è facile inferire che la qualità della docenza e della ricerca, nonché la qualità della preparazione degli studenti, non sono gli obiettivi prioritari. Questa situazione, con l'andare del tempo, ha finito per far comodo ad una grande maggioranza di docenti che non è stimolata a fare ricerca e ad aggiornarsi. Conseguenza diretta è la formazione di sacche di potere molto forti e strutturate che obbligano gli studenti a prendere partito e ad assumere posizioni ipocrite ed opportunistiche per evitare di subire le ritorsioni dei docenti più reazionari.

In ogni caso ritengo che il momento politico sia estremamente stimolante, che favorisca un'importante riflessione e che garantisca una grandissima disponibilità alla sperimentazione da parte degli studenti, molto più difficile da ottenere da parte di studenti immersi in un contesto educativo più rigidamente conformato a una tradizione didattica forte e magari prestigiosa, ma statica...

Raso. Quanti lettorati di italiano esistono in Venezuela e soprattutto qual è la domanda di insegnanti di italiano nel paese? Insomma, cosa consiglieresti a un laureato italiano che volesse venire in Venezuela per insegnare l'italiano?

Baldi. Attualmente in Venezuela è attivo il solo lettorato di Caracas anche se al MAE sono state inoltrate le rispettive domande per aprirne uno a Maracaibo, uno a Merida ed un'altro qui a Caracas. In ogni caso i tempi tecnici richiesti dall'istituzione di un lettorato sono piuttosto lunghi e devono fare i conti con dinamiche molto complesse che vedono l'intrecciarsi di almeno quattro o cinque gruppi d'interesse differenti e non sempre concordi... La domanda potenziale di insegnanti d'italiano è alta, ma il mercato del lavoro intellettuale in questo momento è piuttosto depresso: gli stipendi sono molto bassi, il carico orario è molto alto, il numero di alunni per classe pure... La professione docente qui, come dappertutto, non è socialmente prestigiosa e chi fa l'insegnate viene considerato come uno che non ha avuto successo in altri campi, e, dato che non vengono destinate risorse all'aggiornamento, alla riqualificazione, alla sperimentazione, alla ricerca e sono pressoché assenti iniziative autonome da parte degli insegnati, il circolo vizioso si chiude su se stesso...

Quello che ho appena detto, naturalmente, va osservato da un punto di vista positivo; voglio dire che, se uno è animato da un reale spirito di sperimentazione, qui troverà tutte le difficoltà che metteranno alla prova il modello adottato. Nel mio caso specifico, costruire Ameritalia con i miei studenti - superando ostacoli culturali, cognitivi, ambientali, economici, oltre a quelli frapposti dai colleghi - è stata una vera e propria avventura didattico-sperimentale che mi consente di affermare che, quando allo studente viene concesso di assumere il ruolo che gli corrisponde nel processo educativo-formativo, nessuna difficoltà e nessuna reazione contraria può ostacolare l'innescarsi di un circolo virtuoso per il quale è possibile realizzare il progetto didattico.

Sì, in effetti un neo laureato desideroso di avventure intellettuali e di lasciare un segno su di una realtà contraddittoria plastica e rigida allo stesso tempo qui in Venezuela troverà pane per i suoi denti. Un suggerimento: non perda d'occhio Ameritalia; subito dopo il Primo Incontro degli Italianisti Venezuelani si parlerà molto dell'Associazione degli Italianisti Venezuelani e si inaugurerà una sezione dedicata agli scambi ed alla ricerca di personale.

Questa pagina è stata pubblicata il 9 luglio 2003.