Italiano scritto

L'italiano degli italiani di San Paolo del Brasile. Ricerche svolte e in corso, di Loredana de Stauber Caprara, USP

Dal 1993 il Programma di Pós in Lingua e Letteratura Italiana, Sub-area di Língua, svolge una ricerca in varie fasi sull´italiano parlato a San Paolo. Inizialmente la ricerca fu coordinata da Loredana de Stauber Caprara e da Olga Alejandra Mordente con la partecipazione di alcuni studenti di IC (iniciação científica) e di una mestranda, con borse di studio della FAPESP e della CAPES.

Prendendo spunto da statistiche italiane (ISTAT) e da dichiarazioni ufficiali del Consolato Italiano di San Paolo, secondo cui ci sarebbero nella città di San Paolo circa cinque milioni tra italiani, figli e discendenti di italiani (oriundi), si ritenne opportuno, in un primo momento, verificare la presenza o meno di un numero rilevante di persone che ancora parlavano italiano, in famiglia o in luoghi pubblici o semi pubblici, identificare i luoghi di riunione, stabilire le condizioni socio-culturali dei vari gruppi e riconoscere i livelli e i registri linguistici usati.

Questo tipo di indagine richiese un po´ di tempo. Infatti fu relativamente facile stabilire che la maggior parte degli oriundi non parlavano più italiano da generazioni e che gli italiani di San Paolo, quelli per lo meno che erano arrivati in Brasile intorno agli anni 45/60, con una scolarità medio inferiore, e che vivevano isolati da altri connazionali, lavorando in ambienti brasiliani, avendo contratto matrimonio con brasiliani-e, facendo frequentare ai figli scuole brasiliane, avevano perso l´abitudine di parlare italiano anche solo in famiglia e col passare del tempo si erano brasilianizzati a tal punto che la loro competenza linguistica nella lingua materna si era fortemente ridotta. Ma non fu altrettanto facile stabilire, per l´altra fascia di connazionali che bene o male l´italiano lo parlavano, o solo in famiglia o anche in situazioni pubbliche, quali fossero le condizioni minime necessarie per il mantenimento della lingua in diversi livelli e registri durante vari decenni. C´erano molte varianti da considerare per ognuno di loro; era importante conoscere qualcosa della loro vita in Italia e poi in Brasile.

  1. In Italia prima dell´emigrazione
  1. dopo l´arrivo in Brasile:

Tra tutte queste varianti alcune furono considerate più importanti e più facili da verificare, nell´ordine:

  1. grado di scolarità in Italia;
  2. matrimonio con italiani-e;
  3. ambiente di lavoro italiano;
  4. frequentazione di ambienti italiani dove si potessero usare differenti livelli e registri di lingua;
  5. posizione di rilievo in tali ambienti che favorisse i contatti con autorità e ospiti italiani e richiedesse un livello di lingua più formale;
  6. frequenti viaggi in Italia.

Naturalmente si notavano dislivelli non indifferenti di competenza linguistica tra le persone che parlavano italiano e che sembravano avere i requisiti da noi considerati necessari. Alcuni mescolavano tranquillamente italiano e portoghese, altri alternavano disinvoltamente o no espressioni dialettali, rendendosene conto e correggendosi, o no. Soltanto pochi mantenevano una competenza soddisfacente nella lingua materna, per quanto con interferenze dovute all´ambiente in cui vivevano da decenni, ai cambiamenti culturali che erano avvenuti nel frattempo e al mancato aggiornamento linguistico relativamente alle trasformazioni dell’italiano in Italia. Colpiva il fatto che molte di queste persone, specie in situazioni formali, si mostravano piuttosto conservatori in fatto di lingua e, in confronto agli italiani attuali, mancavano di scioltezza.

Partendo da queste osservazioni, si decise quindi di fare una scelta delle persone da contattare, cominciando da coloro che parlavano un italiano più corretto. Si scoprì che erano persone con scolarità medio-superiore in Italia, in genere coniugati con italiani o non coniugati, che lavoravano in ambiente italiano, viaggiavano molto o frequentavano alcuni degli ambienti italiani ricordati sopra. In questo gruppo, furono scelte una trentina di persone, in prevalenza uomini e donne, di età piuttosto avanzata, tra i sessanta e i settant´anni, e alcuni più giovani sui cinquanta. Si elaborò un questionario con varie domande che suggerissero l´uso di livelli di lingua differenti durante l´intervista e si iniziarono i veri e propri contatti. Non tutti coloro che erano stati scelti da noi a tavolino, accettarono di partecipare. Alcuni considerarono l´intervista come un esame di lingua e non si vollero esporre, nonostante l´assicurazione che mai sarebbe stato fatto il nome dei partecipanti. Alla fine riuscimmo a completare venti tra interviste faccia a faccia e telefonate. Le interviste furono condotte da due studentesse, le telefonate dalla sottoscritta. La trascrizione del materiale registrato fu portata a termine dalle alunne borsiste insieme ad una delle docenti, secondo il modello usato nella ricerca sul portoghese parlato a San Paolo in corso alla USP e all´UNICAMP (Progetto NURC) che ci serviva da modello.

La fase finale, propriamente linguistica di questa prima parte della ricerca, fu una serie di analisi piuttosto semplici di una parte del corpus: le due borsiste di IC rilevarono le interferenze dei segnali discorsivi brasiliani nell´italiano degli intervistati, la mestranda, nella sua dissertação, rilevò alcune interferenze lessicali (Marilisa Bertecchini Bilia, 1998).

Una seconda serie di analisi che dovevano dimostrare l´impoverimento progressivo della lingua degli immigrati e, in primo luogo, la riduzione del lessico, non fu condotta a termine per motivi contingenti.

Nel 2000, nel numero V della "Revista de Italianistica" del Corso di Lingua e Letteratura Italiana della USP, furono pubblicate tredici delle venti testimonianze raccolte – quelle che erano servite come corpus per il lavoro delle studentesse, insieme con la presentazione della ricerca e due testi su ricerche parallele allora in corso. Un´altra esposizione del lavoro fatto era stata da me pubblicata nel volume I di Hommage à Jacqueline Brunet (Paris, Les belles lettres, 1997. p.181-187).

A questo punto, per problemi interni del Programma (diminuzione del numero dei professori per successivi pensionamenti, fra cui quello di chi scrive), la ricerca fu sospesa e ripresa solo nel 2002, con la coordinazione di Olga Alejandra Mordente, con la collaborazione del Prof. Tommaso Raso dell´Università di Venezia, venuto alla USP in qualità di Professor Visitante. Il Prof. Raso si interessò al nostro lavoro, esaminò le interviste pubblicate, le analizzò a sua volta e pubblicò un´ampia analisi: L´italiano parlato a San Paolo da madrelingua colti. Primi sondaggi e ipotesi di lavoro (n. VIII di "Italianistica" - 2003: 9-49). Nello stesso anno, fu pubblicato anche un testo mio, scritto precedentemente, L´italiano degli italiani di San Paolo alla fine del XX secolo (Anna de Fina e Franca Bizzoni, Italiano e Italiani fuori d´Italia. Perugia, Guerra, 2003. p.199-216) in cui facevo il punto della situazione della ricerca fino a quel momento.

Nel 2003, iniziò la seconda fase della ricerca. Si cominciarono a studiare dal punto di vista linguistico gruppi di italiani nell´interno dello Stato. La Prof.ssa Giliola Maggio de Castro, la cui tesi di dottorato in Geografia Umana si concentrava su Pedrinhas Paulista (dove nel 1953 era stata fondata una colonia agricola di italiani) cominciò a pubblicare alcune delle 45 interviste da lei fatte ai vecchi immigrati italiani di quella colonia. Benché quegli immigrati fossero arrivati dall´Italia come contadini con una scolarità minima, ancora, dopo cinquant´anni, riuscivano ad esprimersi in un´interlingua che non si poteva non riconoscere come italiano, anche se mescolato a residui dialettali e con interferenze di portoghese brasiliano male assimilato. Il fenomeno era piuttosto fuori del comune. A San Paolo non si era trovato niente di simile nella prima fase della ricerca, tra le persone con scolarità elementare incompleta o completa. Si consideri inoltre che la colonia aveva riunito emigranti provenienti da varie regioni italiane, dal Veneto al Meridione, i quali all´inizio facevano una certa fatica a capirsi tra di loro. La soluzione era stata di fare ricorso al poco italiano che conoscevano attraverso la scuola e che, nel paese di immigrazione, era costantemente rinforzato dall´azione religiosa e linguistica del sacerdote che li accompagnava. Anche dopo la morte del Parroco avvenuta negli anni 80, gli abitanti di Pedrinhas, in particolare con gli estranei, come la ricercatrice, continuavano a parlare in quell´interlingua che per loro era italiano, e con cui riuscivano a comunicare non solo a viva voce, ma anche per telefono e per corrispondenza con i parenti rimasti in Italia. Inoltre, dagli anni 2000, con il rinforzo delle trasmissioni di RAI International, la competenza linguistica in lingua materna di questi anziani immigrati riceveva nuovo impulso.

Alla pubblicazione delle trascrizioni, ancora in corso, presto si aggiunsero alcune analisi delle stesse, dal punto di vista delle interferenze lessicali e dell´analisi del discorso (Giliola Maggio de Castro, "Insieme" 9, 2002: 145-159; "Italianistica" VIII, 2003: 51-76; "Italianistica" IX, 2004: 113-128; "Quaderni" X, 2004: 45-59).

Un corso di Pós-Graduação della Prof. Giliola, in cui si illustrava il parlato degli italiani di Pedrinhas Paulista sulla base delle testimonianze raccolte (2° sem. 2003), ha motivato alcune studentesse a ricercare, a San Paolo e in altre città dell´interno dello stato, ulteriori residui di parlato italiano. Perciò in questo momento sono in corso varie ricerche sull´italiano degli immigrati, per la maggior parte ancora nella prima fase di raccolta di dati. Marisa Castellano a San Paolo, capitale, ha riunito una decina di interviste con persone di diversa formazione scolastica e culturale, frequentatori o no degli ambienti di riunione degli italiani. Liana Laganá Fernandes lavora sul materiale di Pedrinhas per una ricerca sui costumi alimentari degli immigrati e sul loro modo di esprimere il mantenimento della tradizione, l´accettazione e il rifiuto delle novità brasiliane. Sonia Maria Galuchi raccoglie testimonianze di vecchi italiani a São Bernardo do Campo. Una ricerca analoga era stata iniziata a Jundiai, ma poi è stata interrotta.

Per affrettare il lavoro di trascrizione che si sta rivelando sempre più interessante anche dal punto di vista didattico, dato che implica problemi di pronuncia e di ascolto, di grammatica, particolarmente di morfologia, e di elaborazione del discorso, chi scrive insieme alla Prof. Giliola ha formato un gruppo di ricerca con alunni del corso di Graduação e di Pós-Graduação in cui questi problemi possano essere affrontati in modo da fornire norme comuni per la trascrizione. Il gruppo è stato registrato nel Centro Nacional de Pesquisa come “O italiano dos italianos de São Paulo” e sta lavorando. A un certo punto si è posto il problema di modificare il sistema di trascrizione, passando dal NURC al CHILDES, che permette alcune forme di decodificazione computerizzata e, soprattutto, il confronto dei nostri testi con quelli di altri gruppi che lavorano con l´italiano in altri paesi di immigrazione. Naturalmente l´assimilazione del nuovo sistema da parte dei professori e degli alunni e la trasformazione delle trascrizioni già pronte richiede un certo tempo, mentre il mestrado ha le sue scadenze che non possono essere alterate, e ciò, purtroppo, crea problemi.

In "Italianistica" IX (2004: 101-112), da Olga Alejandra Mordente e da chi scrive è stato tracciato un rapido Panorama dell´italiano in San Paolo nel contesto plurilinguistico brasiliano con l´intenzione di illustrare le alterne vicende dell´italiano nella città e nello stato di San Paolo dall´inizio del secolo XX ad oggi, cercando anche di prevedere possibili sviluppi per futuri ampliamenti della ricerca e di stabilire interventi perché la lingua e la cultura italiana continuino ad essere conosciute e studiate e non si perdano del tutto. Siamo infatti convinte - e di ciò si occupa, nella sua ricerca di Pós Doutorado e con alcune mestrandas, Olga Alejandra Mordente -, che sia in atto un´azione di recupero dell´interesse e dello studio dell´italiano attraverso vari corsi in scuole di vario ordine. Nelle scuole elementari, attraverso accordi del Consolato con vari Comuni, si è aperta la possibilità di lezioni di italiano ai bambini; nelle scuole medie statali inferiori e superiori l´insegnamento delle lingue straniere, fra cui l´italiano, avviene dal 1988 attraverso i CELs (Centros de Estudos de Línguas). Sui CELs è in corso una ricerca di Sandra Regina Guimarrâes Araujo che esamina dieci CELs di San Paulo. Infatti, in una situazione in cui l´uso dell’italiano è praticamente scomparso nelle fasce di popolazione meno istruita o è ridotto a poche frasi stereotipate, soltanto lo studio formale e istituzionalizzato può recuperare in parte la conoscenza della lingua, considerando che i parlanti nativi diminuiscono continuamente.

Un´iniziativa importante che meriterebbe di essere studiata è quella patrocinata dallo Stato Italiano attraverso la FECIBESP (Federação das Entidades Culturais Ítalo-Brasileiras do Estado de São Paulo) che promuove corsi di lingua italiana per oriundi in una grande regione che comprende oltre allo Stato di San Paolo altri Stati, fino al Mato Grosso e allo stato di Rondonia, utilizzando le molte Associazioni di origine italiana. Il successo di questa iniziativa, che coinvolge circa 150 associazioni e migliaia di alunni, dimostra che l´interesse degli oriundi per l´Italia, la sua lingua e la sua cultura è tuttora vivo e che ci sono le basi per recuperarne la conoscenza via insegnamento formale.

Anche nella Scuola Italiana di San Paolo, si svolgono ricerche sulla lingua usata dagli studenti e sul suo insegnamento, in parte effettuate da professori che frequentano il corso di Pós della USP, per quanto non formalmente legati alla nostra ricerca. Ciò nonostante, i loro studi e le loro osservazioni sono stati ripetutamente ospitati da "Italianistica" ("Italianistica" VIII, 2003 – Sara De Benedetti : 103-106; "Italianistica" IX, 2004 – Maria Dehò: 139-146).

Attualmente la ricerca continua con buon ritmo e ha grandi probabilità di prossimi ampliamenti nelle direzioni menzionate.

 

Questa pagina è stata pubblicata il 12 luglio 2005.