Italiano scritto

L'accessibilità,
di Cosimo Carbonelli

1. Introduzione

I prodotti della tecnologia, sebbene scaturiscano (o perlomeno dovrebbero scaturire) dal lodevole intento di semplificare la vita degli utilizzatori, sono esposti al rischio ricorrente di originare nuove discriminazioni. Da tale rischio non si sottraggono le produzioni appartenenti alla sfera dell'informatica. Così tastiere, mouse, monitor, ma anche i prodotti software, incluso quelli di base come i sistemi operativi, possono trasformarsi in nuove barriere per gli utenti portatori di handicap. Fortunatamente, gli strumenti informatici (soprattutto per ciò che riguarda il software, ma vale anche per l'hardware) sono per definizione flessibili, riconfigurabili, possono in sostanza fare in molti modi diversi le stesse cose. Le problematiche dell'accessibilità, quando si parla di informatica, riguardano proprio questo aspetto: trovare le vie, alternative o compatibili, per presentare contenuti o svolgere funzioni condivisibili dal maggior numero possibile di fruitori.

Nemmeno le tecnologie che compongono Internet, come quelle che le hanno precedute, sono intrinsecamente accessibili e sta al fornitore delle informazioni adottare tutti quegli accorgimenti che quantomeno non precludano l'uso degli ausili conosciuti.

2. Diverse forme di inaccessibilità

Gli ostacoli che possono presentarsi a un utente disabile sono di varia natura e molti di questi per nulla scontati. Possiamo individuare essenzialmente tre categorie di "barriere digitali": naturali, tecnologiche e semantiche.

Le prime sono quelle più evidenti; il materiale di natura multimediale, ad esempio, non è fruibile (in parte o del tutto) da coloro che hanno un handicap di tipo sensoriale. Pensiamo a quei documenti dove una quota dell'informazione risiede nelle immagini o nei suoni a corredo senza che vi sia un'alternativa: non vedenti o non udenti sono esclusi da tale accesso. L'editore della pagina deve allora provvedere dotando il documento di testi esplicativi delle immagini e delle trascrizioni delle parti audio. Sempre a questa categoria appartengono le inaccessibilità per handicap di tipo cognitivo che prevedono soluzioni alternative al testo stesso e per le quali si rimanda ad una trattazione separata da questa sede.

Gli ostacoli tecnologici sono gli standard e i formati utilizzati per la pubblicazione. Non tutti sono decodificabili da strumenti diversi da quelli forniti dal produttore (noti spesso come plug-in, reader o player). In questi casi, anche un banale testo diventa inaccessibile per problemi di interfacciamento agli ausili software o hardware del disabile.

Le barriere semantiche sono quelle più difficili da individuare. È infatti meno evidente come anche la stesura di uno scritto, o la sua impaginazione, possano presentare delle difficoltà di accesso solo per cause legate alla disposizione dei contenuti all'interno della pagina. Un esempio a tal proposito, forse può essere d'aiuto: un non vedente per accedere ad un testo digitale, anche molto semplice, può utilizzare sia un programma in grado di sintetizzare vocalmente lo scritto, che una piastra Braille*. Entrambe le soluzioni non consentono di cogliere i significati trasmessi grazie ad accorgimenti d'impaginazione, come un titolo in evidenza, i riquadri di approfondimento, la classificazione di contenuti effettuata con una tabella. Informazioni che, tramite convenzioni più o meno complesse, ci giungono "a colpo d'occhio" e non grazie al testo in senso stretto. La versione accessibile deve dunque essere dotata di integrazioni che consentano all'utente di percepire tali differenziazioni, di concentrarsi sulle parti che lo interessano più di altre, o di stabilire se lo scritto corrisponda effettivamente alle proprie aspettative. Il protocollo HTML consente di effettuare tali integrazioni in maniera invisibile al lettore normodotato, ma la difficoltà sta spesso nell'individuare quando siano necessarie e come vadano applicate. Tale processo è fortemente qualitativo, tanto che strumenti automatici di verifica dell'accessibilità (ad es. Bobby, http://www.cast.org/bobby/) possono solo segnalare i punti probabilmente "critici"; la decisione finale su necessità e modalità d'intervento è tuttavia lasciata all'editore.

3. Definizioni ed organismi di riferimento

Per rimuovere queste barriere si sono formati dei gruppi di studio che pubblicano indicazioni per coloro che progettano e realizzano contenuti. L'impegno di questi ultimi nel raggiungere destinatari disabili è dunque quello di non creare difficoltà di funzionamento agli ausili che garantiscono l'accessibilità.

L'AIPA (Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) ha formulato una definizione che può essere presa come punto di partenza:

Si definisce "sito accessibile" quello che non presenta difficoltà di orientamento, navigazione, lettura di pagine e documenti, scaricamento di file ed interazione con "form" o quant'altro richieda introduzione di dati e gestione di comandi, quando tali operazioni sono eseguite, con una qualunque delle configurazioni di terminale utente sotto elencate, da una persona che sia sufficientemente addestrata nell'uso di tale terminale.

È poi altrettanto importante quanto viene precisato in coda alla stessa definizione:

Questa definizione ha carattere dinamico essendo suscettibile di aggiornamenti periodici, seguendo l'evoluzione della tecnologia.

In seno al World Wide Web Consortium (W3C) è stata costituita la Web Accessibility Initiative (WAI: http://www.w3.org/WAI/), con lo scopo di sorvegliare e intervenire con correzioni e indicazioni sulle estensioni e sull'uso dei protocolli e degli strumenti utilizzati per Internet (uno dei documenti fondamentali è disponibile anche in italiano: http://www.aib.it/aib/cwai/WAI-trad.htm).

Per chi produce contenuti, sono fondamentali i documenti emessi da questo organismo, strutturati principalmente come Guidelines, Checklists e Techniques a seconda del livello di approfondimento e della destinazione d'uso.

Il rispetto più o meno completo delle raccomandazioni contenute nei documenti della WAI produce una graduatoria di tre diversi gradi di accessibilità:

Livello A. È il livello minimo di conformità: questi requisiti devono essere soddisfatti per garantire l'accessibilità.

Livello AA. Le indicazioni per accedere a questo livello andrebbero seguite per migliorare l'accessibilità.

Livello AAA. Le raccomandazioni che appartengono a questo livello possono essere seguite producendo un alto grado di accessibilità.

I documenti che si posizionano su di uno dei tre livelli di conformità acquisiscono il diritto di esporre il talloncino corrispondente.

4. Progettazione "consapevole"

Si può intuire da questa panoramica quanto il tema sia trasversale alla produzione di documentazione ipertestuale e ipermediale.

Tutte le fasi di lavorazione sono interessate: il reperimento del materiale non testuale a corredo, lo studio della grafica e dello stile, la produzione di testo alternativo o integrativo, l'impaginazione e l'implementazione finale.

Lo sforzo è dunque importante e va comunque intrapreso dopo un'attenta considerazione della distribuzione del pubblico al quale ci si intende rivolgere. Non è pertanto escluso che, nonostante si sia adottata un'estrema accuratezza in tutto il processo, possano evidenziarsi delle fasce di utilizzatori a cui comunque è precluso l'accesso. Se questa consapevolezza viene raggiunta durante la fase progettuale, possono essere intraprese delle azioni correttive che risulteranno meno dispendiose se attuate per tempo.

Infine, è importante sottolineare che i termini di adeguamento alle specifiche di accessibilità non implicano affatto la produzione di un unico prodotto accessibile a tutti: possono benissimo essere contemplate versioni alternative indirizzate a specifiche fasce di utenza. La scelta di una strada o di un'altra deve essere subordinata alla massimizzazione del rapporto tra utenza raggiunta e costo dell'implementazione.

 

* Nota. Una periferica speciale per il pc, costituita da una superficie dotata di sporgenze mobili che possono assumere tutte le configurazioni della codifica Braille; l'utente invece che muovere la mano sulla pagina, posiziona i polpastrelli su tale area e sente scorrere il testo sotto le proprie dita.

Questa pagina è stata pubblicata il 16 dicembre 2001.