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Manuale dell'italiano professionale. Teoria e didattica

Dieci domande a Tommaso Raso

1. Il Manuale dell’italiano professionale. Teoria e didattica riguarda un argomento che da qualche anno è uscito dall'ambito scolastico-accademico. L'amministrazione pubblica e le aziende hanno compreso l'importanza dell'efficacia della comunicazione scritta. A chi si rivolge in particolare il libro?

Raso. Il libro è organizzato in modo da offrire un percorso il più possibile completo a coloro che insegnano la scrittura professionale. Innanzitutto a chi lo insegna nelle università, e poi anche a chi lo insegna nella scuola e nella pubblica amministrazione, oltre, ovviamente, a un pubblico variamente interessato alla teoria e alla didattica sull'argomento.

2. Nel 1997 sono usciti il Manuale di scrittura e comunicazione e il Manuale di scrittura professionale. Il Manuale dell’italiano professionale. Teoria e didattica vi si riferisce ancora, con molti rimandi. Perché?

Raso. Proprio perché questo terzo libro non si sovrappone ai primi due, dei quali cerca di non ripetere i contenuti. Perciò i rimandi servono tutte quelle volte in cui sarebbe utile, anche se non indispensabile, tenere presente quanto già detto nei primi due manuali.

3. In che cosa questo libro va oltre i precedenti?

Raso. Innanzitutto viene dopo sei anni di corsi universitari, nelle scuole e in alcuni settori della pubblica amministrazione, e nasce, oltre che dalle esperienze citate, da un corso di perfezionamento condotto da molti degli autori del libro. Il corso, di più di 100 ore, è servito a formare un nutrito gruppo di docenti scelti fra i migliori dottori di ricerca, dottorandi o laureati provenienti dalle università del Triveneto. Infine cerca di mettere insieme un curriculum formativo il più possibile completo, sia per quanto riguarda gli aspetti teorici, sia per quanto riguarda il percorso delle esercitazioni.
Queste ultime non si limitano a un elenco di esercizi utili, ma compiono un percorso completo: dalla consapevolezza delle peculiarità della scrittura rispetto al canale orale, fino alla redazione di un testo argomentativo con documentazione e vincoli, passando per esercizi che educano a sfruttare il materiale documentario, che insegnano a considerare tutti gli aspetti della situazione comunicativa e che approfondiscono il tema delle interferenze testuali e linguistiche del linguaggio burocratico, così pervasivo nella comunicazione contemporanea.
Gli esercizi sono corredati di una possibile soluzione, ma soprattutto sono discussi, commentati ed eseguiti. Di ogni esercizio si discutono gli obiettivi e le difficoltà; inoltre, viene chiarito il perché sia stato concepito in quel modo (e quindi come se ne possono concepire altri). Per ogni esercizio si forniscono elaborati prodotti dagli studenti, con la relativa correzione. Sulla correzione si insiste molto, perché una correzione in chiave didattica, e non valutativa, è fondamentale nell'insegnamento della scrittura.

4. Quali sono le esperienze (di ricerca, di insegnamento, di formazione, ecc.) che 'stanno dietro' questo libro?

Raso. Oltre alle esperienze citate nella risposta precedente, dietro il libro vi è un'esperienza di ricerca che si è tradotta in lavori sulla e per la pubblica amministrazione, alcuni lavori per il mondo della scuola, altri per il web e varie tesi di laurea che hanno approfondito ambiti precisi della comunicazione scritta.

5. La parte teorica del libro (la prima) si compone di saggi che hanno profili diversi. Alcuni sono in un certo senso divulgativi, altri offrono approfondimenti e altri ancora traducono teorie e metodologie in strumenti operativi. Qual è il filo conduttore?

Raso. È vero che alcuni saggi sono più specialistici di altri, ma questo dipende anche dagli argomenti. Alcuni argomenti sono stati ormai sufficientemente elaborati e permettono una immediata traduzione didattica. Altri sono stati finora trascurati in rapporto alla comunicazione scritta e perciò richiedono uno sforzo teorico maggiore (penso ai saggi di argomento pragmatico e a quelli sul registro dell'italiano professionale e sulla continuità tematica).

6. Nella prima parte, i contributi di Tonon, Balboni, Saccon e Carrada affrontano argomenti eccentrici rispetto alla linea mediana del volume. Qual è il senso della loro presenza?

Raso. Come ho detto prima, la parte teorica è divisa in due: alcuni contributi servono a fornire le competenze di base, altri approfondiscono alcuni aspetti teorici oppure alcuni ambiti comunicativi. È così per la scrittura in internet, il linguaggio giornalistico, la comunicazione professionale orale e la comunicazione economica. Posso aggiungere che il saggio di Tonon sul linguaggio giornalistico serve a delimitare un campo che è esterno alla scrittura professionale vera e propria ma a cui troppo spesso si guarda quando si affrontano le esigenze della comunicazione scritta nel mondo del lavoro. Invece, il lavoro di Balboni sulla comunicazione professionale orale è utile per due ragioni: innanzitutto perché affronta nel canale orale i temi centrali del libro; inoltre perché offre una riflessione molto efficace sulla situazione comunicativa che poi ritorna nella parte didattica rivolta espressamente alle esigenze della scrittura. Il saggio della Saccon, infine, è utile perché affronta il vasto e intricato tema della comunicazione economica, in particolare per quanto riguarda il bilancio di esercizio. Su questo e su altri temi specifici c'è ovviamente molto da fare per giungere a una completa trattazione in chiave didattica, ma ci interessava incominciare ad affrontare l'argomento e segnalarne l'importanza.

7. Il saggio di Bruni Sul registro dell'italiano professionale affronta il problema di una definizione dell'italiano professionale. Che cosa manca ancora ai nostri studi perché sia possibile giungere a questa definizione?

Raso. Mancano ricerche su grandi quantità di testi e che uniscano le competenze di linguistica, statistica e informatica. Solo in questo modo sarà possibile definire con precisione i tratti dell'italiano professionale. Tuttavia il saggio rappresenta il primo tentativo di formulare ipotesi di lavoro sull'argomento e quindi una prima guida ragionata in attesa che i tempi maturino per indicazioni più precise.

8. Nella seconda parte, il libro sviluppa un percorso didattico-formativo. Quali sono le basi metodologiche? A quali discipline fa riferimento?

Raso. La parte di didattica esemplifica molto bene il progresso che si è verificato dalla pubblicazione dei primi due manuali a questo terzo libro. Nei primi due volumi erano già contenute le indicazioni che ci hanno poi indotto a formulare gli esercizi e a metterli a punto attraverso la pratica didattica. Però i primi due volumi non davano indicazioni chiare e formalizzate in questo senso. Un lettore non poteva dedurre un eserciziario dai primi due volumi. L'abbiamo fatto noi, dopo averli usati quotidianamente nella pratica didattica. Inoltre l'eserciziario sistematizza una progressione ideale delle conoscenze e delle competenze, e mette a frutto altre esperienze, come alcuni corsi svolti per i dipendenti delle Poste. Metodologicamente la parte didattica cerca di andare il più possibile al di là della dimensione linguistica (che ovviamente è sempre presente) per mettere in evidenza la dimensione comunicativa dei testi. Perciò le discipline a cui guarda sono soprattutto la linguistica testuale e la pragmatica.

9. Questo libro indica con chiarezza che la didattica della scrittura è una disciplina autonoma, che si avvale di altre discipline (linguistica, storia della lingua, pragmatica, ecc.). Quanto è necessario che un docente di scrittura le conosca? E gli studenti? In altri termini, quali sono le competenze di un docente e quali sono gli strumenti culturali utili e necessari a uno studente?

Raso. Chi insegna dovrebbe conoscere un po' di queste discipline e di altre. Direi che la prima parte del libro mette assieme gran parte delle conoscenze che chi insegna dovrebbe avere. Ma chi insegna deve poi saper riformulare queste conoscenze e fornirle a chi impara in maniera mirata agli obiettivi e in modo che gli studenti non debbano fare un percorso di alfabetizzazione preventivo. Mi spiego meglio: uno dei compiti del docente è quello di rielaborare certe competenze in modo da renderle immediatamente comprensibili e utilizzabili a studenti che non sanno nulla di linguistica o di pragmatica. La scrittura serve a tutti e a ognuno in modo diverso. Le competenze disciplinari sono necessarie per insegnare la scrittura ma non per impararla.

10. Questo libro risolve alcuni problemi e ne pone di nuovi. Qual è, fra i prossimi passi, il più necessario che gli studi compiano?

Raso. Non è facile dirlo, perché ce ne sono tanti. Mi limito a due: in chiave di ricerca è necessario lavorare su grandi corpora. Quanto alle testualità che finora sono rimaste più trascurate, penso che servano lavori su quelle del mondo della scrittura aziendale e bancaria.

Questa pagina è stata pubblicata il 16 novembre 2002.