Italiano scritto

Recensione a Luca Serianni, Italiani scritti (Bologna, il Mulino, 2003), di Simona Beccone

Nel 1935 Bachtin ha osservato come ogni conversazione sia fatta di trasmissioni e interpretazioni di parole e concetti altrui e che "nella vita quotidiana più che altro si parla di ciò che dicono gli altri". La portata di questo meccanismo di formulazione e riformulazione della lingua non diminuisce nella comunicazione scritta. In quest'ultima, la trasmissione del sapere passa per un continuo processo di scrittura e riscrittura di testi preesistenti.

In quest'ininterrotta operazione di riformulazione, comune all'oralità e alla scrittura, esistono tanti testi quante sono le situazioni, gli scopi, i messaggi e i destinatari. In questo continuo dialogismo tra dato e nuovo, tra produzione e riproduzione del testo in forme e contenuti diversi non esiste un solo italiano, ma più italiani scritti, a seconda delle molteplici condizioni pragmatiche e della funzione comunicativa svolta.

Temi, scopo, pubblico
Il manuale di Luca Serianni, Italiani scritti ha per oggetto il funzionamento della scrittura e della riscrittura di quei testi (informativi e argomentativi) che si propongono di trasmettere con efficacia un determinato sapere specialistico. Come strumento applicativo, si rivolge a tutti quegli studenti e laureati delle facoltà umanistiche che sono chiamati a conseguire un'adeguata abilità nell'uso professionale della scrittura: comprensione e interpretazione di testi preesistenti; revisione e riformulazione di testi propri e altrui.

Italiani scritti fa parte della collana "Itinerari", curata da Francesco Bruni e dedicata all'esplorazione dei molteplici aspetti della lingua italiana, secondo una prospettiva sia diacronica (come ne L'italiano letterario nella storia, dello stesso Bruni e in Lineamenti di grammatica storica dell'italiano, di Giuseppe Patota), che sincronica (L'italiano contemporaneo, di Paolo D'Achille; Dialetto, dialetti e italiano, di Carla Marcato e lo stesso Italiani scritti).

Struttura del manuale
La prima parte del manuale (capitoli I, II e III) mira a fornire al lettore le basi teoriche indispensabili alla gestione del testo scritto: l'individuazione delle differenze tra oralità e scrittura (capitolo I); le nozioni di testo e testualità (capitolo II); l'analisi dei tratti distintivi e dei criteri principali per la stesura della pagina scritta, con particolare attenzione ai problemi sollevati dall'uso dell'interpunzione e dalla gestione dei capoversi (capitolo III). Nei due capitoli centrali (IV e V) il manuale illustra due tecniche di riformulazione: il riassunto e la parafrasi.

Nei capitoli conclusivi, dopo aver affrontato la nozione di linguaggio settoriale (capitolo VI), il discorso si concentra sulle caratteristiche di tre linguaggi specialistici (medico, giuridico e burocratico, rispettivamente ai capitoli VII, VIII e IX) e di due tipologie testuali (la voce di enciclopedia e il testo scolastico, capitoli X eXI).

Un problema da risolvere
Il denominatore comune di Italiani scritti è la necessità di risolvere un problema da sempre sollevato dai testi di contenuto e linguaggio specialistico: come si possono conciliare l'esigenza di informazione con quelle di sintesi e divulgazione? Un testo specialistico deve trasmettere contenuti complessi e mantenere un'adeguata densità informativa. Nel contempo, tuttavia, esso deve avere anche una notevole flessibilità nel comunicare questi contenuti adeguandosi a scopi, situazioni comunicative e destinatari diversi. L'uso professionale della scrittura si fonda sul difficile equilibrio tra la complessità e il numero delle informazioni da trasmettere e i vincoli di spazio e tempo che si hanno a disposizione per comunicare questi contenuti, ma anche su un'attenta e consapevole riflessione sul destinatario e sulle sue molteplici e diversificate esigenze di ricezione.

Riassunto e parafrasi
Questo presupposto giustifica il grande rilievo dato nel manuale a due operazioni considerate da Serianni cruciali per la corretta gestione della scrittura professionale: il riassunto e la parafrasi.

Da una parte, il riassunto presuppone una corretta comprensione e interpretazione del testo di partenza tramite il riconoscimento della sua gerarchia informativa. In secondo luogo, quest'operazione implica una consapevole gestione e ricollocazione delle unità informative in un testo di arrivo, in base a nuovi vincoli spaziali e temporali. Il riassunto, da questo punto di vista, è un esercizio che insegna a distinguere tra informazioni principali e secondarie e a selezionare i dati in base al criterio, spesso difficilmente gestibile, dell'essenzialità. In questo modo, il riassunto allena ad una scrittura chiara, rapida ed efficace.

Dall'altra parte, la parafrasi, come il riassunto, presuppone un'interpretazione e un'esatta comprensione del testo di partenza. A differenza del riassunto, la parafrasi non mira alla sintesi del testo di partenza, ma consiste in una versione in lingua corrente in grado di risolvere tutte le difficoltà lessicali, semantiche, sintattiche o contenutistiche del testo di partenza, spesso difficile e scritto in un italiano antico, letterario o settoriale. Una buona parafrasi presuppone anche la capacità di adattare il nuovo testo ad un pubblico diverso da quello per il quale il testo di partenza è stato concepito.

Se, dunque, il riassunto e la parafrasi presuppongono l'analisi e la comprensione delle informazioni del testo, il primo è un esercizio che prepara adeguatamente alle difficili operazioni di selezione e trasmissione del contenuto informativo essenziale, mentre la seconda è un tipo di riformulazione che sviluppa la capacità di riflettere consapevolmente sul destinatario reale del testo.

Parafrasi e riassunto sono pertanto due operazioni fondamentali e preliminari ad un consapevole uso professionale della scrittura.

Inclusioni ed esclusioni
Le considerazioni sulla sintesi, sull'attenzione al destinatario e sulla trasmissione di contenuti complessi e settoriali in testi specialistici giustificano, nella struttura del manuale, un'esclusione e un'inclusione.

Non rientra nei propositi del manuale illustrare i meccanismi della stesura del testo letterario (sebbene quest'ultimo costituisca una delle fonti primarie per gli esercizi di riscrittura). Due sono le ragioni di quest'esclusione:
1. il testo letterario è irriducibile a schemi precostituiti e formule per la sua stesura;
2. il manuale non è dichiaratamente un corso di scrittura creativa, ma di scrittura e riscrittura professionale di testi a contenuto specialistico.

Dall'altra parte, l'inclusione dei tre linguaggi settoriali della medicina, del diritto e della burocrazia è giustificata dal fatto che essi si prestano con minore facilità, rispetto ad altri, alle operazioni di interpretazione e riformulazione (sintetica, come il riassunto; attenta al destinatario, come la parafrasi). I tre linguaggi, inoltre, (in particolare quello burocratico) hanno una larga ricaduta nella lingua corrente e sono spesso destinati ad un pubblico che non sempre è specialista delle complesse materie che trattano.

Il linguaggio medico, quello giuridico e quello burocratico sollevano grandi problemi di leggibilità e di comprensione nel momento in cui entrano in contatto con il lettore comune. Si pensi alla notevole ricchezza terminologica del linguaggio medico e al processo di forte tecnicizzazione subito dalla lingua naturale nel linguaggio giuridico. Il linguaggio burocratico, parente stretto, ma forse più povero, di quello giuridico, è destinato, più spesso di quest'ultimo, ad un destinatario articolato e disomogeneo nella sua capacità di comprensione delle complesse materie trattate. Tuttavia, il linguaggio burocratico si caratterizza per una generalizzata propensione all'uso di un lessico arcaico e difficile e di una sintassi oscura e involuta, perdendo di vista il reale destinatario e la funzione comunicativa del testo.

Come già altri (1), il manuale solleva il problema di una riforma di questi linguaggi settoriali e pone le premesse per un rinnovamento linguistico in direzione di una semplificazione che tenga conto della chiarezza e dell'efficacia comunicative conservando, nel contempo, la complessità e la specificità dei contenuti.

Imprescindibilità e insidie della sintesi nella voce di enciclopedia e nel libro di testo
Il dizionario enciclopedico e il libro scolastico sono due tipologie testuali che, a differenza dei tre linguaggi settoriali, hanno come scopo primario la divulgazione e la trasmissione di contenuti specialistici ad un pubblico non specialistico. Nel caso del dizionario enciclopedico, la divulgazione è orientata verso un destinatario ampio e generalizzato. Nel caso del libro scolastico, la trasmissione del sapere è indirizzata ad un destinatario più circoscritto: gli studenti.

L'enciclopedia e il libro di testo sono considerati, nel manuale, altri due luoghi comunicativi cruciali per l'esplorazione del difficile rapporto tra sintesi, divulgazione e trasmissione dell'informazione specialistica.

La voce di enciclopedia. Un buon dizionario enciclopedico deve avere una serie di requisiti: un'adeguata densità informativa basata su un'attenta selezione e sintesi dei dati (gestione di implicitezza ed esplicitezza e di necessario e superfluo, sviluppo proporzionale all'importanza dell'argomento) e una presentazione esauriente delle informazioni ispirata al criterio della sistematicità. Solo in questo modo la voce di enciclopedia può divenire un testo consultabile nel quale le informazioni sono complete e facilmente reperibili. Anche in questo caso, l'eccesso di sintesi o, peggio, l'eccesso di informazioni, riscontrabili in molti dizionari enciclopedici recentemente prodotti, preparano il fallimento comunicativo del testo.

Il testo scolastico. Molti testi scolastici concepiti per il biennio e il triennio delle superiori sono oggi più sintetici rispetto a quelli tradizionali, si presentano con una veste grafica accattivante e sono caratterizzati da un forte orientamento verso il destinatario (ad esempio, l'alta frequenza del diretto appello al lettore tramite l'uso dei pronomi "tu" e "voi"). Troppo spesso, tuttavia, si tratta di superficiali operazioni di maquillage che non risolvono il problema della corretta ed efficace trasmissione del sapere specialistico, in questo caso nell'ambito della didattica, ma ne creano di nuovi.

L'essenzialità, la chiarezza e l'esattezza delle informazioni hanno infatti nel libro di testo un'importanza strategica e fondano il delicato meccanismo della comunicazione a scopi didattici. Tuttavia, l'attuale manualistica presenta oggi una preoccupante propensione all'enciclopedismo che spinge il testo scolastico nella direzione opposta e che proviene dall'inadeguata gestione della gerarchia e della selezione delle informazioni da trasmettere.

Nei testi scolastici, l'esigenza di sintetizzare un gran numero di informazioni tecnico-scientifiche in porzioni testuali ridotte comporta troppo spesso un elevato grado di densità informativa nella presentazione dei dati. Questo causa, in primo luogo, l'eliminazione di concetti fondamentali e la mancata esplicitazione di altri. In secondo luogo, l'eccesso di sintesi comporta un elevato grado di novità informativa: un concetto, presumibilmente nuovo per il lettore ideale del testo scolastico, è enunciato una sola volta, per non tornare più. Una manifestazione palese di questo meccanismo è, ad esempio, la continua introduzione nel testo di tecnicismi (lessicali e concettuali) senza le necessarie spiegazioni ed esplicitazioni analitiche.

Queste caratteristiche abbassano notevolmente il livello di leggibilità del testo scolastico, perché annullano due fra i presupposti fondamentali della prassi didattica:
1. la ridondanza informativa, per la quale il ritornare più volte e da diversi punti di vista sulle informazioni più importanti permette l'assimilazione graduale e progressiva di concetti inediti e spesso difficili per lo studente;
2. la condivisione preliminare di un campo concettuale e terminologico che sia comune al destinatore e al destinatario della comunicazione.

Verso la risoluzione del problema
La questione della trasmissione chiara, corretta ed efficace del sapere specialistico accomuna pertanto il funzionamento del circuito della comunicazione in diversi ambiti sociali e culturali: da quelli della medicina, del diritto e della burocrazia a quelli della divulgazione e dell'istruzione.

Accanto alla produzione di un corpus di testi che rispondono all'esigenza di trasmettere nella maniera più precisa e puntuale una serie di informazioni specialistiche, insiste il manuale, si pone la necessità che questa stessa trasmissione sia adeguatamente flessibile in rapporto alla sua destinazione reale. Perciò, ogni scrittura deve poter ammettere una o più riscritture che non porteranno necessariamente ad un impoverimento informativo né ad una banalizzazione delle complesse materie trattate.

Nella sua indagine sui molteplici aspetti e problemi implicati nelle modalità di trasmissione del sapere specialistico, il manuale getta le basi per una riforma linguistica che, oggi, non può più essere rimandata. E l'urgenza di questa riforma è tanto più pressante se la trasmissione del sapere esce dal circuito chiuso della comunicazione tra specialisti e si apre invece ad un più vasto pubblico, coinvolgendo il lettore comune e toccando i settori più delicati dell'interazione sociale: quello della comunicazione tra medico e paziente, quello tra stato o enti pubblici e cittadino, quello tra insegnante e studente. In tal caso scrivere e riscrivere il testo, riformulandolo di volta in volta in base alle reali esigenze di ricezione del suo destinatario, acquista un importante valore etico e diviene un preciso dovere che s'incontra con il diritto del lettore ad attendersi una comunicazione specialistica sempre più chiara, corretta ed efficace.

La proposta di rinnovamento linguistico avanzata da Serianni verte principalmente sulla risoluzione dei problemi causati dall'inadeguata gestione del lessico e, in parte, sulla risoluzione di quelli che insorgono per via dell'imperfetta gestione della sintassi. Questi elementi concorrono di certo alla difficile leggibilità del testo specialistico. Perciò la questione della scelta della lingua da usare, per comunicare ad un pubblico vasto e generalizzato contenuti complessi e settoriali, assume nel manuale un posto di primaria importanza.

Dall'altro lato, tuttavia, sono trattati in maniera meno approfondita altri aspetti che determinano la riuscita della comunicazione scritta.

Ad esempio, nel capitolo III, "L'allestimento della pagina scritta", sono affrontate solamente le questioni della coesione e della coerenza ed è riservato largo spazio nella trattazione all'uso corretto dell'interpunzione e del capoverso. Nei capitoli sui linguaggi settoriali e sulla loro leggibilità grande importanza è data al controllo e alla risoluzione delle difficoltà terminologiche.

È indubbio che, sul piano lessicale, la concentrazione di tecnicismi collaterali e termini obsoleti o appartenenti ad un registro non adeguato (spesso quello formale-aulico) abbassi notevolmente i livelli di leggibilità, come nel caso del testo burocratico. Ciononostante, è anche vero che la questione della semplificazione del testo specialistico deve comprendere nelle sue aree d'intervento anche altri livelli testuali o, se non altro, includerle nella stessa misura in cui include i problemi di natura lessicale: l'organizzazione logico-concettuale; l'attenzione al contesto reale della comunicazione; il rapporto tra testo e altri testi della stessa tipologia; le funzioni comunicative; tutti gli aspetti retorico-argomentativi.

Le scelte lessicali e sintattiche non sono le sole che permettono di ridurre il divario, in ogni caso ineliminabile, tra il destinatario e il destinatore del testo scritto. La complicazione e la difficile comprensibilità del testo specialistico sono causate anche dalla mancanza di chiarezza sugli scopi, i contenuti e la destinazione del testo, dall'errata disposizione dei temi e dall'inadeguata gestione del rapporto destinatore-destinatario. In un suo recente lavoro, Bice Mortara Garavelli afferma, a proposito della complessa operazione di semplificazione del linguaggio giuridico, che "non si tratta solo di intervenire ragionevolmente sulla terminologia", in particolare sui falsi tecnicismi, "ma soprattutto di controllare la sintassi e l'organizzazione testuale" (2).

In Italiani scritti, la necessità di sintetizzare e nel contempo divulgare le conoscenze sull'argomento della scrittura specialistica comporta necessariamente una trattazione sintetica di alcuni aspetti o la mancata esposizione di altri. In particolare, il manuale illustra le due tecniche di parafrasi e di riassunto corredate da esempi e da possibili riformulazioni, ma, dato lo spazio programmaticamente ridotto, non introduce esercizi, svolgimenti, né commenti agli stessi svolgimenti (a differenza di altri manuali, primo fra tutti il Manuale dell'italiano professionale. Teoria e didattica, a cura di F. Bruni e T. Raso, Zanichelli, 2002). La riformulazione, operazione complessa quanto fondamentale per la scrittura in tutti i campi, sulla quale si basa anche la cruciale fase della revisione, è illustrata solo tramite le due tecniche del riassunto e della parafrasi e non attraverso altre tecniche che allenano alla riscrittura, come la riformulazione in funzione della scrittura di un discorso orale o la redazione di diverse tipologie testuali in base a diversi destinatari e situazioni comunicative.

1) T. DE MAURO-M. VEDOVELLI, Dante, il gendarme e la bolletta. La comunicazione pubblica in Italia e la nuova bolletta Enel, Roma-Bari, Laterza, 1999; T. RASO, Origini e strategia dell'informazione in alcune testualità burocratiche, in "Studi linguistici italiani", XXV 1999 e XXVI 2000; B. MORTARA GARAVELLI, Le parole e la giustizia. Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani, Torino, Einaudi, 2001; V. CAVALLO et al., Il referto diagnostico e la sua leggibilità, in "La radiologia medica", 101, 2001.

2) B. MORTARA GARAVELLI, 2001, pp. 17-18.

Questa pagina è stata pubblicata il 27 dicembre 2003.